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Dal racconto di Massimo Scognamiglio

L’Orfano di Keplero

Alcuni nascono per la dolce gioia, altri per la notte senza fine.

GenereFantascienza · Coming of age
FormatoLungometraggio
StatoSviluppo
FonteDal racconto di Massimo Scognamiglio

Logline

Estate 1980, Maremma. Quattro quattordicenni trovano un cubo nero sceso dal cielo con un paracadute. Otto giorni dopo sono alla stazione di Bologna. Ne sopravvive uno solo, e il cubo non lo lascia più.

La storia

Lo chiamano il Muto. Con il Cicca, Duccio e il Benvenuti passa le notti a guardare le stelle a La California, vicino a Bibbona. La mattina del 25 luglio 1980 qualcosa scende appeso a un paracadute: un cubo di cinque centimetri, leggero, che nessun martello riesce a scalfire. Di notte trasuda una melassa bianca che sa di morte. Una volta, nel buio di una galleria, pronuncia il suo nome.

Il 2 agosto i quattro prendono il treno per Bologna, dove li aspettano le ragazze conosciute al mare. Vanni torna sul vagone a riprendere lo zaino dimenticato. Gli altri restano nella sala d’aspetto di seconda classe.

Poi la Milano da bere, i soldi facili, il Presidente che scende in campo. E due americani che da tredici anni cercano un oggetto partito centoquarantamila anni fa da un pianeta che forse non esiste più.

Note

Una storia di fantascienza dentro fatti reali: la strage della stazione di Bologna, la Milano degli anni Ottanta, l’inizio degli anni Novanta. Il tono è quello di un racconto di formazione, con il toscano parlato dai quattro ragazzi.

L’Orfano di Keplero

Il libro

L’Orfano di Keplero

Dal racconto di Massimo Scognamiglio

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